LA TEMPESTA PERFETTA

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Premessa.

E’ opinione di chi scrive che l’attuale situazione della panificazione (e non solo)  abbia bisogno di una attenta, ma anche rapida riflessione da parte delle imprese ma soprattutto da parte degli organi federali che hanno la specifica responsabilità di prospettare ai panificatori italiani non tanto cosa debbano fare nel loro lavoro di tutti i giorni quanto, piuttosto se e come sia possibile orientare il settore per consentirgli di affrontare gli enormi problemi e i travolgenti cambiamenti, in altre parole le terribili sfide che hanno davanti.

Un compito di responsabilità, certamente difficile ma non eludibile. E che deve necessariamente iniziare da un’analisi per quanto possibile chiara del quadro complessivo di ciò che sta accadendo.

La Pandemia, oggi al centro di gran parte delle preoccupazioni di tutti, in realtà non ha avuto (e continua ad avere) soltanto un ruolo di generatore di crisi sanitaria, economica e sociale ma anche quello di acceleratore di cambiamenti che vanno oltre a quella che è stata definita “capacità di resilienza”, un termine che indica la capacità di un materiale sottoposto a stress di vario tipo ad adattarsi per superare il trauma. Un termine che pare sia derivato  dal latino “resilio”, ovvero il “risalire sulla barca”.

La barca è in mezzo a una tempesta fatta da inflazione, costi energetici e materie prime, ambiente che si sta rapidamente degradando, disaffezione e abbandono generalizzato e crescente del lavoro, immigrazione e necessità di integrazione sociale, povertà che avanza anche nel ceto medio. E molto altro, in una situazione più che sufficiente non solo a farci cadere dalla barca quanto piuttosto di far affondare la barca stessa.

Ecco dunque la questione:

siamo su una barca in balia di una tempesta, forse siamo già in acqua :dobbiamo far di tutto per  rimanere a bordo o risalire oppure c’è bisogno finchè è possibile, cambiare drasticamente le caratteristiche della nostra imbarcazione finchè siamo in tempo?

Questo primo articolo rappresenta un  tentativo di contributo, una disamina, forse impietosa ma necessaria, della situazione attuale partendo dalle questioni immediate e acutamente percepite dalle nostre imprese. Ma sarà altrettanto importante esaminare (e lo faremo nei prossimi articoli) il contesto generale nel quale stiamo vivendo, dai mutamenti climatici ai problemi sociali e di integrazione per arrivare a delle ipotesi di possibili cambiamenti da discutere, valutare e, se possibile, porre rapidamente in atto.

Come ebbe a dire il presidente Draghi al momento del suo insediamento : “sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi.”

Il tempo che rimane è poco, e dobbiamo rapidamente capire se siamo parte del problema o se  possiamo essere parte della soluzione.

A voi tutti, fornai, pasticceri e quanti ci leggono, ma in particolare ai dirigenti tutti della categoria dare la risposta. 

INFLAZIONE, MATERIE PRIME, CRISI ENERGETICA. 

I segnali di questi primi giorni del 2022 non sono certo quelli di un buon inizio. Ma anzichè parlarne in modo generico cerchiamo di analizzare per quanto possibile lucidamente i dati che abbiamo a disposizione, che ci consentiranno di comprendere se si tratta di crisi transitoria o piuttosto di cambiamenti destinati a perdurare nel tempo e con i quali necessariamente dovremo confrontarci per lungo tempo.

Natura non facit saltus, diceva Leibniz, e lo stesso vale per l’economia: le tendenze non si invertono da un giorno all’altro, e, dunque, ciò che va guardato con attenzione non è tanto il dato singolo ma piuttosto l’andamento su un periodo più o meno lungo per capire a che cosa andiamo incontro. E tentiamo di farlo  partendo dall’andamento dell’inflazione.

INFLAZIONE , ovvero quella che gli economisti chiamano “tassa occulta”

L’ultimo dato divulgato dall’ISTAT segnala a dicembre una crescita dell’inflazione vicina al 4% (per l’esattezza 3,9%), mai così alta dal 2008, anno della crisi economica mondiale scatenata dal crac della Lehman-Brother e dalla quale, probabilmente non siamo mai usciti del tutto.

Nel suo report periodico, ISMEA segnala come “la pressione inflazionistica potrebbe rappresentare la vera criticità nei mesi a venire: energia, materie prime, fertilizzanti e, soprattutto, il trasporto merci stanno registrando forti aumenti dei prezzi e gli effetti sulle filiere agroalimentari sono già evidenti. In particolare, per il settore lattiero caseario, nonostante i prezzi assestati su buoni livelli per formaggi e materie grasse in generale, i margini aziendali rischiano di essere schiacciati dall’aumento dei costi dei mangimi (cereali, semi oleosi e panelli) e dei prezzi degli input (energia elettrica e carburanti)  (ISMEA, tendenze lattiero-casearie, report )“.

Com’era andata nel corso del 2021 lo vediamo da questo grafico che se dà una media dell’1,7% circa, segnala anche già a novembre un valore superiore al 3,5% riferito allo 0,4 di gennaio.

Questo l’andamento medio dell’inflazione degli ultimi anni:

MATERIE PRIME: MERCATI MONDIALI IN TENSIONE 

Peraltro, con ciò che sta succedendo sui mercati delle materie prime le cose non possono andare diversamente.

PHOTO CREDITS: WWW.PHASTIDIO.NET

Prendiamo ad esempio l’andamento dei prezzi  dei cereali  sulla piazza di Bologna:

Borsa merci Bologna : novembre prezzi all’origine €/tonnellata (nostra elaborazione)

Mese: novembre Frumento di GRANO DURO Frumento di grano tenero
2018 223.00 223.67
2019 271.50 190.75
2020 301.50 213.50
2021 550.25 322.25

Dati che non parlano di aumenti temporanei ma di una tendenza del mercato che la pandemia potrebbe spiegare ma solo parzialmente.  Ma vediamo l’andamento degli ultimi 14 mesi nel dettaglio :

Una tendenza al rialzo che appare certamente preoccupante; ma i cereali non sono l’unica materia prima a segnalare un andamento preoccupante: vediamo cosa succede con il burro sui mercati italiano, francese, tedesco e belga (elaborazione e grafico : da CLAL, sito specializzato in analisi di mercato  :

Peraltro, almeno in Francia, in controtendenza rispetto ai due anni precedenti.

e, anche in questo caso, la tendenza appare comunque verso ulteriori aumenti.

Per chi invece ha pensato di inserire anche la caffetteria nel proprio panificio, è bene che tenga d’occhio i prezzi del caffè che sono anch’essi in forte rialzo: Le quotazioni della varietà arabica, usata nell’espresso, sono al loro massimo degli ultimi dieci anni e praticamente raddoppiate nell’ultimo anno. Ecco l’andamento dei future del caffè (tratto dal sito : it.investing.com🙂

come si vede, anche in questo caso nessun accenno di tregua da parte del mercato.

MA COSA STA SUCCEDENDO? 

SE la domanda è perché il mercato delle materie prime sta entrando in crisi con aumenti di prezzo che non accennano a calare, una seppur parziale – ma preoccupante -risposta viene da Adam Minter, columnist di Bloomberg.com con un lungo e interessante post  del quale riportiamo, tradotta, la parte introduttiva, ripreso e commentato benissimo dall’economista Mario Seminerio sul suo sito www.phastidio.net (leggi qui il suo post) e dedicato proprio all’inflazione alimentare.

“Negli ultimi mesi, i prezzi dei generi alimentari hanno toccato i massimi da 10 anni, causando preoccupazione in tutto il mondo. I colli di bottiglia della catena di approvvigionamento, la carenza di manodopera, il maltempo e un’impennata della domanda dei consumatori sono tra i fattori responsabili del picco. Ma anche, e  questo è un fenomeno meno noto perché la Cina sta accumulando materie prime chiave.

Entro la metà del 2022, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, la Cina deterrà il 69% delle riserve mondiali di mais, il 60% del riso e il 51% del grano. Secondo la stessa stima della Cina, queste riserve sono a un “livello storicamente elevato” e stanno contribuendo all’aumento dei prezzi alimentari globali. Per la Cina, tali scorte sono necessarie per garantire che non sia alla mercé dei principali esportatori di cibo come gli Stati Uniti. Ma altri paesi, specialmente nel mondo in via di sviluppo, potrebbero chiedersi perché meno del 20% della popolazione mondiale sta accumulando così tanto del suo cibo.”

E la Cina non ha nessuna intenzione di cambiare rotta…

CRISI ENERGETICA, ovvero piove sul bagnato 

Ma è la crisi energetica quella che rischia di sconvolgere in modo definitivo il mercato. Se è vero che le nostre aziende sono sicuramente e fortemente dipendenti dai consumi elettrici e di gas, è altrettanto vero che lo stesso discorso vale per le nostre aziende fornitrici quali, ad esempio i molini che oggi devono fare i conti sia con l’energia che con l’aumento dei costi dei trasporti e della logistica in generale. Tutti costi che inevitabilmente prima o poi si rifletteranno sui prezzi delle farine aggiungendosi a quelli dei cereali.

al 30 dicembre ARERA l’Autority per l’Energia e l’Ambiente, pubblica un comunicato stampa che apre con questo titolo:

“Energia: quotazioni materie prime portano a +55% per elettricità e +41,8% per gas.” Gli aumenti scatteranno già dal mese di gennaio .

Stampa e mezzi d’informazione hanno dato ampio spazio al comunicato dell’ARERA,  che già a partire da questo mese di gennaio i rincari di elettricità e gas saranno micidiali, e il grafico di ARERA illustra purtroppo molto bene la situazione e l’andamento dei prezzi di gas e luce dal 2013 ad oggi:

Specificando che gli interventi previsti nella finanziaria 2022 , al momento riguarderanno solo le famiglie e in parte  le microimprese, il presidente di ARERA specifica anche che ” Continuano le tensioni nel mercato europeo del gas naturale che ha registrato, il giorno 21 dicembre, un picco di prezzo di oltre 180 €/MWh per il gas con consegna il giorno successivo, che si è riverberato anche sulle attese per il primo trimestre 2022….. L’offerta di gas naturale stenta a tenere il passo della domanda. Le forniture dalla Russia, nonostante gli alti prezzi degli hub europei, non sono aumentate oltre quanto previsto dagli obblighi contrattuali. Inoltre, le aspettative sull’entrata in operatività in tempi brevi del nuovo gasdotto Nord Stream 2 sono andate deluse dopo la sospensione del processo di certificazione del gestore del gasdotto adottata dal regolatore tedesco.

Dunque, una crisi che è certamente figlia delle tensioni politiche ed economiche con la Russia dalla quale dipendiamo fortemente per il gas. Gli scontri in atto in questi giorni in Ucraina ma anche la messa nell’angolo della Russia  con le sanzioni economiche  da parte dell’Occidente tutto sono certamente un elemento destabilizzante e le forniture del gas sono il prezzo che stiamo pagando e dovremo pagare per tutto questo. Di questa dipendenza e dei rischi insiti in tutto questo ne avevamo ampiamente parlato in occasione dell’Assemblea federale del 2018, anticipando in quell’occasione anche il rischio che un possibile (e avvenuto) peggioramento dei rapporti con la Turchia avrebbe potuto mettere a rischio il completamento del novo gasdotto che avrebbe dovuto sostituire almeno in parte proprio quello  in territorio ucraino. Con ovviamente il rischio di divenire però in parte ricattabili, in questo caso dalla Turchia.

Inoltre, un ulteriore elemento da considerare e che peserà in modo importante sul futuro delle bollette è rappresentanto dalla transizione energetica: passare dall’economia del carbone a quella delle fonti rinnovabili è oramai divenuta una necessità indiscutibile, ma la transizione non sarà certamente a costo zero: già oggi i certificati CO2 e il contributo ambientale in bolletta costituiscono voci importanti destinate a divenire sempre più pesanti per le nostre imprese.

UNA TEMPESTA PERFETTA .

Dunque, definire la situazione in questo modo non sembra affatto esagerato. 

E la risposta, questa volta, non può essere semplicemente adattarsi al cambiamento ma dovrà essere quella di scelte radicali, importanti e drastiche. Probabilmente anche rischiose, ma è certo che se la categoria tutta ma in particolare la Federazione che ha il dovere non solo di rappresentarla ma anche e soprattutto di sostenerla non si darà da fare e molto rapidamente, il naufragio sarà difficile da evitare.