AUMENTI DEI PREZZI ALIMENTARI NEI SUPERMERCATI: INDAGA L’ANTITRUST

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photo credits: AGCM

All’inizio di maggio ne aveva dato notizia il Corriere, riprendendo una denuncia di Altroconsumo sull’aumento dei prezzi alimentari nella grande distribuzione. Riprende oggi la questione il SOLE 24ORE in un articolo efficacemente intitolato “MILIONI DI PERSONE SENZA LAVORO, MA I PREZZI AL SUPERMERCATO AUMENTANO”.

Invitiamo ovviamente a leggere l’articolo sopra segnalato, ma per capire in sintesi e in concreto di che cosa si tratta sarà sufficiente guardare questa tabellina che ILSOLE 24 ORE riprende da Altroconsumo:

Queste sono le variazioni di prezzo rilevate nei supermercati da Altroconsumo nel mese di marzo, quindi in pieno lockdown.

Incidentalmente, perlomeno per a questa federazione, per quanto riguarda il pane fornito da panificatori artigiani, il prezzo di fornitura in linea di massima salvo qualche eccezione (peraltro non rilevata) non è aumentato.

Eppure gli aumenti di costo dovuti a COVID 19 anche i fornai li hanno registrati : disinfettanti, mascherine, guanti, schermi in plexiglass al banco di vendita, formazione del personale, cartellonistica e stampati informativi per clienti e dipendenti, igenizzazione dei locali e via dicendo sono costi che abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere, senza peraltro possibilità di recuperarli da nessuna parte.

Basterà per tutti un esempio banale: se in un panificio non potevano entrare più di due persone per volta ( per due persone  doveva avere almeno 40 mq di superficie,  ma oggi poco è cambiato) a chi prima aveva tre o quattro persone dietro al banco ne bastavano due. E quelle eccedenti? nulla da fare, divieto di licenziamento. Quindi, o ferie (spesso poco gradite dal dipendente…) o Cassa Integrazione con tutto ciò che ha comportato (moltissimi hanno visto solo ai primi di maggio i compensi relativi a marzo…).

L’articolista del SOLE 24 ORE  richiama il rapporto ISTAT dal quale emerge come nel solo mese di marzo la frequenza degli aumenti di prezzo nei supermercati è stata di oltre il 54%.  Non meraviglia dunque che, dopo la denuncia di Altroconsumo, l’Antitrust abbia avviato una indagine su ben 3800 punti vendita della GDO .

Tutto questo impatta su di una realtà già oggi drammatica: il COVID 19 ha messo a rischio liquidità oltre il 40% delle imprese italiane, e i prestiti – per quanto agevolati – previsti dai vari decreti che si sono succeduti rischiano di prolungare soltanto situaizoni di crisi aziendali che non sapranno come restiuirli. Nè possiamo dimenticare che tra marzo e aprile sono stati persi quasi 400mila posti di lavoro. Una situazione che in un futuro molto prossimo è probabilmente destinata a peggiorare anche tenuto conto che la capacità di intervento finanziario del Governo sia per quanto riguarda il sostegno al reddito (INPS) che alle aziende mostra la corda già oggi.

In questo quadro non va dimenticato il contesto precedente all’epidemia  che vedeva già una crisi generalizzata dei grandi centri commerciali e difficoltà economiche fortissime di parte importante della GDO ( basti pensare ai pesantissimi passivi registrati dal gigante della Grande Distribuzione, COOP ALLEANZA 3.0  (che aveva messo insieme le tre sigle Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense) con un rosso di quasi 290 milioni di euro nel 2018 e di 164 milioni nel 2019.  Non è dunque un caso che proprio in questi giorni il presidente abbia ritenuto di dimettersi per “problemi di salute”.  Senza arrivare a dire che la pandemia sia stata un’occasione per tentare di recuperare qualcosa, non guardare con occhio critico a questa situazione sarebbe quanto meno superficiale.

Aumenti che, peraltro, a fronte della tendenza in situaizoni di crisi ad aumentare le scorte familiari si innestano su dati di crescita di vendite che nelle domeniche di fine febbraio hanno registrato nella GDO del Nord Italia aumenti fino al 73% (vedi QUI l’articolo : ” Coronavirus: Nielsen, +73% vendite domenica scorsa nel Nord, effetto quarantena )

Non risulta peraltro a chi scrive che questo trend di rialzi abbia interessato le piccole imprese e in poarticolare i fornai, come sempre più attenti a non far mancare il pane dalle tavole degli italiani piuttosto che ad “approfittare” di occasioni che gran parte della gente vive come una tragedia epocale ma per qualcuno potrebbe rappresentare, invece, un’occasione per cercare di aggiustarsi le ossa.