PANIFICATORI TARANTO: SENZA LE NOSTRE IMPRESE L’ITALIA MUORE

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FORTE APPELLO AI FORNAI ITALIANI PER UNA IMMEDIATA MOBILITAZIONE  NAZIONALE

Sono passati molti anni dalla scomparsa di Francesco La Sorsa, nostro presidente nazionale, ma prima ancora storico presidente dei panificatori di Taranto. Ma l’eredità morale e la passione sindacale dei fornai tarantini è rimasta forte come dimostra questa lettera aperta che tramite  L’Arte Bianca hanno rivolto ai panificatori italiani e alla Federazione.

Un grido di appello disperato ma anche ragionato e concreto, che richiama fortemente la necessità oggi più che mai di azioni forti, unitarie, coese e determinate per salvare la categoria.

I panificatori tarantini rivolgono questa lettera aperta a tutti i colleghi italiani e soprattutto alla federazione italiana panificatori che da sempre li rappresenta.

È un grido di aiuto ma anche di speranza che le coscienze si sveglino, perchè la nostra categoria, che è la più sofferente, si faccia sentire con forza, almeno quanto hanno fatto le altre.

I panificatori storici italiani stanno chiudendo, e con loro chiudono pezzi di storia italiana.

Molte associazioni e gruppi di panificatori locali cercano di muoversi, ma servono iniziative nazionali che sono state proposte oltre un mese fa alla Federazione durante i lavori della Commissione Nazionale di indirizzo: Taranto ha proposto una manifestazione di protesta nella Capitale, altri di indire un’assemblea straordinaria che faccia sentire la voce dei fornai . Cosa sta aspettando la Federazione nel chiamare a raccolta i fornai italiani per far valere tutto il peso della categoria? Quali indicazioni ritiene di dare? Sta attuando altre iniziative? Quali sono? Abbiamo atteso con fiducia oltre un mese, ma ancora oggi non abbiamo indicazioni di cosa la Federazione abbia deciso di fare.

Sotto il crescente peso dei costi la categoria si sta sgretolando. Sembra quasi che la gravità del problema non sia compresa. Siamo muti, apparentemente incapaci di reagire, come se avessimo perso anche il senso dell’appartenenza.

Bisogna muoversi, a costo di portare le pale, il nostro simbolico strumento di lavoro, sotto i palazzi del potere. Senza una riduzione immediata dei costi, e se dovessero continuare gli aumenti del gas potrebbe essere la fine per tutti noi piccoli produttori di pane fresco, mentre altre attività resteranno aperte comprando pane surgelato a basso costo all’estero per rivenderlo con margini che noi non possiamo più avere.

Questa non è politica a chilometro zero e di made in Italy, questo è lasciare il pane ad altri mentre noi ci lasciamo morire. Dobbiamo rispondere subito e con forza, farci sentire.

E dal nuovo Governo, senza farci troppe illusioni ci aspettiamo quattro cose:
Una politica energetica che rispetti il pane e le nostre aziende consentendoci di continuare nel nostro lavoro

  • la detassazione del lavoro
  • Un condono tombale
  • una riduzione significativa della tassazione, con l’obiettivo di arrivare al 20%

Se il nuovo Governo vuole veramente la sopravvivenza delle nostre imprese deve darsi questi obiettivi,. Ma se non ci facciamo sentire non conteremo nulla e non cambierà nulla e sarà  la fine delle nostre imprese.

E un paese senza pane e senza imprese è un paese morto.