DA OTTOBRE 50 € IN PIU’ IN BUSTA PAGA AI NOSTRI DIPENDENTI: ECCO IL PERCHE’

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Sappiamo tutti come negli ultimi mesi siano aumentati a dismisura i costi aziendali, così come sappiamo altrettanto bene come siano cresciute anche le spese che lee famiglie devono affrontare nella vita di tutti i giorni.

Una situazione, dunque che se ha colpito  le nostre imprese sta pesando anche duramente sui redditi dei nostri lavoratori che la fortissima inflazione registrata a partire dalla fine del 2022 ha pesantemente penalizzato.

Si tratta di un un ulteriore elemento che rischia di allontanare ulteriormente i giovani (e anche i meno giovani) dal nostro lavoro, con difficoltà crescenti a trovare mano d’opera e, nel contempo, un preoccupante abbandono di posti di lavoro da mestieri che sono considerati sempre meno attrattivi.

Bisogna anche ricordare che l’ultimo incremento in busta paga, pari a 29,50 €  quale seconda tranche del rinnovo contrattuale di maggio 2022, risale esattamente al mese di settembre dello scorso anno: un aumento che è stato eroso rapidamente solo due mesi dopo , quando a dicembre l’inflazione ha superato la soglia dell’11%.

E’ sulla base di questo preoccupante quadro complessivo, ulteriormente aggravato dai tentennamenti di parte sindacale che, nonostante i ripetuti richiami da parte federale all’avvio delle trattative di rinnovo del nostro Contratto nazionale di lavoro che oggi riguarda oltre novemila imprese, che ha spinto al Federazione a considerare la necessità di dare un segnale forte di attenzione ai nostri collaboratori, senza aspettare accordi sindacali conseguenti a trattative con le organizzazioni dei lavoratori che, al momento, e nonostante i molti solleciti da parte federale ad avviare le trattative, al momento continuano a fare orecchio da mercante. Una situazione paradossale causata e voluta proprio da parte di chi ha sempre, storicamente lamentato ritardi nelle chiusure di rinnovo contrattuali addebitandoli alla cattiva volontà degli imprenditori. Questa volta, invece, pare che a rendersi conto che i nostri collaboratori hanno seriamente bisogno di un nuovo accordo contrattuale sembrerebbe che siamo noi, quelli che con un certo disprezzo vengono chiamati “i padroni”.

Ma, anche se alle organizzazioni sindacali evidentemente (e, immaginiamo, per altre forse meno nobili ragioni) non interessa rinnovare rapidamente il contratto, a noi invece stanno responsabilmente a cuore  i problemi dei nostri collaboratori che certamente non si risolvono con 50 € di aumento, ma che almeno rappresentano un segnale di attenzione verso di loro indipendentemente dalla volontà o meno di chi dice di rappresentarli e nel contempo ostacola le trattative.

E’ anche ovvio che, ferma restando l’auspicabile ipotesi di un avvio regolare delle trattative, questi 50 € rappresentano un’anticipazione sui futuri aumenti (i sindacati hanno chiesto per il quadriennio 2023-2026 un incremento di 150 €) e come tale saranno successivamente assorbiti negli accordi di rinnovo finali, quando, prima o poi questi ci saranno.

Va anche  ricordato che in ogni ritardo di rinnovo contrattuale viene richiesto il pagamento di un’una tantum per coprire il periodo trascorso dalla scadenza di un contratto al momento del rinnovo di quello successivo, e nell’ultima tornata l’una tantum erogata è stata pari a 200 €, e anche su quest’ultima i 50 € erogati a partire dalla retribuzione del mese di ottobre avrà inevitabilmente il suo peso.

Per tutti questi motivi i 50 €, importo che è uguale per tutte le categorie ed i livelli contrattuali dei lavoratori dipendenti, vanno inseriti nelle buste paga a partire dalla retribuzione del mese di ottobre sotto la voce: 

  “superminimo assorbibile da futuri aumenti contrattuali”

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