AUMENTO DEL PREZZO DEL PANE IN EUROPA : E COLDIRETTI COME SEMPRE DICE LA SUA….

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Aumenti dei prezzi al consumo del pane (—-) e dei prodotti alimentari (—-) in Europa . agosto 2021/agosto 2022 fonte : EUROSTAT

 

EUROSTAT, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha diffuso oggi i dati relativi agli aumenti in un anno del prezzo del pane in Europa: una media del 18% con punte di aumenti fino al 66% in Ungheria, Lituania 33% , Estonia e Slovacchia 32%. QUI IL COMUNICATO DI EUROSTAT.

Come si vede dal grafico che riportiamo qui accanto,l’Italia, nonostante i pesantissimi rincari nei costi energetici e delle materie prime, con un valore di aumento dei prezzi in un anno del 13,5%, si posiziona nettamente sotto la media europea. Con il che si dovrebbe concludere che i fornai italiani rispetto ai colleghi europei hanno saputo (o, meglio, dovuto) contenere gli aumenti di prezzo ad esempio più dei tedeschi e degli spagnoli anche se alcuni altri hanno fatto comunque un pò meglio di noi . Ma siccome non fa notizia il cane che morde il padrone ma la fa il padrone che morde il cane, basta girare i dati evidenziandone il lato che si suppone negativo per poter gridare ai quattro venti che i fornai italiani hanno aumentato i prezzi di brutto.

Infatti, i giornaloni non titolano evidenziando che il pane in Italia è aumentato molto meno che ne resto d’Europa ma evidenziano più semplicemente (e, mi si conceda, forse anche un pò perfidamente che il pane è diventato molto più caro:

“Pane più caro del 18%, record in Europa” (Corriere della Sera)

“Pane: In un anno un aumento del 18% , il record dei prezzi “ (La Stampa)

salvo poi precisare, ma solo dopo aver “strillato” il titolo, che l’aumento del 18% si riferisce alla media europea e non all’aumento italiano.

 E, addirittura L’AVVENIRE, il giornale della Chiesa e dei cattolici italiani che al pane hanno sempre dato un valore diverso rispetto ad altri, trova modo di definirlo “Cibo da ricchi”. Con buona pace dei molti poveri che grazie al pane e non al caviale possono tirare avanti spendendo pochi centesimi al giorno.

 

Naturalmente non poteva mancare Coldiretti che ancora una volta insiste con la solita solfa : ovvero, che un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno a 36 centesimi e serve per produrre un chilo di pane che viene venduto a consumatori a prezzi che variano dai 3 ai 5 euro a seconda delle città, Quindi, sempre secondo Coldiretti, l’incidenza del costo del grano sul prezzo del pane resta dunque marginale pari a circa il 10% in media.

 

 

Ancora una volta la stessa, solita solfa. E ancora una volta, come sempre, i mezzi di comunicazione tutti dietro a riportare papagallescamente ciò che dice Coldiretti che evidentemente oramai pesa più dell’ISTAT nel fare previsioni e statistiche di ogni tipo e per tutte le tasche salvo raramente spiegare da dovee in che modo tira fuori numeri, dati e cifre che poi spara con grande gioia dei giornalisti che non sappiamo quanto a loro volta si impegnino a verificarli.

E allora, ancora una volta, vogliamo sottolineare come IL FORNAIO NON FA PANE CON IL GRANO MA CON LA FARINA. e LA FARINA non costa come il grano.

Infatti, dal famoso chilo di grano di Coldiretti si ottiene una percentuale di farina compresa tra il 70 e l’80% circa. Ma il fornaio non compra grano, ma compra la farina e ques’ultima non costa come il grano, ma almeno il doppio: lo si può rilevare anche dall’ultimo bollettino della borsa merci di Bologna dove il grano tenero nazionale è quotato franco partenza (quindi da considerare che ci sarà da aggiungere anche il costo di trasporto) ad un prezzo medio intorno ai 36-37 centesimi al chilo, ma la farina di grano tenero nazionale (sempre franco partenza) viaggia ad una media di oltre 70 centesimi al chilo.

Quindi, quando i giornali riportano queste dichiarazioni della Coldiretti, perchè non vanno fino in fondo alla faccenda e verificano i numeri?.

Per caso, quando qualcuno compra un’automobile, ne paragona il prezzo al valore in peso del ferro utilizzato per fabbricarla?  O tiene conto della qualità finale e del lavoro che tutto questo comporta? altrimenti sia una Panda della Fiat che una Mercedes dovrebbero essere semplicemente vedute allo stesso prezzo al chilo…

E, soprattutto, sarebbe ora di finirla di parlare del pane solo quando fa clamore e lo fa in senso negativo per il consumatore. Se ne parli quando nelle situaizoni di emergenza lavora fianco a fianco con la protezione civile, se ne parli quando garantisce ul prodotto fresco (e non certo surgelato, cotto e ricotto) anche nei paesi più sperduti d’Italia.

Si dice quanto incide il pane sui costi alimentari complessivi: e se è vero che il consumo di pane da parte degli italiani è di poco più di 80 grammi a testa al giorno, significa che nel migliore dei casi ogni italiano spende in media poco più di trenta centesimi mentre spende un 1,5 euro per leggere un qualunque quotidiano indipendentemente da ciò che dice e da quanto verifica ciò che scrive e che diventa verità per il semplice fatto che è stato scritto.