
Dice un vecchio adagio: LA GATTINA FRETTOLOSA FECE I GATTINI CIECHI
Il nostro contratto è scaduto da poco più di 18 mesi e sarà sicuramente sarà difficile ragionare di una trattativa
che rischia di essere a senso unico, centrata praticamente solo e soltanto su aumenti privi di azioni positive che consentano
alle nostre imprese di rimanere con efficienza sul mercato.
Credo che nessuno di noi abbia fretta di farsi del male preso dalla febbre di chiudere a tutti i costi un contratto che,
se stipulato a queste condizioni, potrebbe segnare un ulteriore elemento di crisi per le nostre imprese
di Giancarlo CECCOLINI
Qualche settimana fa le confederazioni artigiane (CNA e Confartigianato) hanno siglato il rinnovo del loro contratto nazionale di lavoro che, seppure in alcune parti può sembrare simile al nostro, in realtà ne differisce per diversi aspetti.
Ma ciò che qui preme evidenziare non sono tanto le differenze che li caratterizzano, quanto piuttosto, indipendentemente da queste ultime, l’aumento economico che le parti datoriali hanno concesso alle organizzazioni dei lavoratori che fiorano i duecento euro mensili. Naturalmente, a questo importo già di per sé rilevante, bisognerà aggiungere i costi che ne conseguono, contributivi, assicurativi ma anche mensilità aggiuntive, TFR e via dicendo.
Che dopo oltre due anni di inflazione i salari dei nostri collaboratori (così come del resto anche quelli degli altri comparti) ne abbiano risentito ne siamo tutti perfettamente consapevoli: ma che ciò ci metta automaticamente in grado di adeguare in tal misura i compensi è quanto meno discutibile. Non sappiamo né è affar nostro se altre attività abbiano avuto modo di recuperare i costi di energia, materie prime e servizi in genere che hanno registrato in questi difficili anni.
E’ certo invece che, per quanto riguarda la nostra categoria, i modesti aumenti di prezzo che a fatica le nostre aziende sono riuscite ad applicare, non sono certamente tali da consentirci di concedere aumenti così significativi ed impattanti sui bilanci aziendali. Si dirà che questi aumenti sono comunque inferiori a quelli dell’industria alimentare e del terziario e commercio (parliamo addirittura di 250 €) ma rimane il fatto che molte delle nostre aziende non sarebbero oggi in grado di reggere esborsi così pesanti.
Non sappiamo come i panificatori che applicano il contratto degli artigiani abbiano accolto questa chiusura contrattuale, anche se è probabile che si renderanno conto delle sue conseguenze solo quando avranno in mano le prossime buste paga. Né possiamo tacere sul fatto che ad un aumento economico a dir poco preoccupante non abbiamo visto l’ottenimento di contropartite contrattuali che siano degne di rilievo e tali da consentire un assorbimento almeno parziale del maggior onere attraverso strumenti di flessibilità o altre soluzioni favorevoli alle imprese.
Ciò che appare evidente è che a qualcuno poco importa della sorte di migliaia di panificatori che quotidianamente faticano a restare sul mercato cercando di salvaguardare la propria azienda e i posti di lavoro dei propri collaboratori.
Sembra non interessare a nessuno il fatto che aumentando la spirale inflattiva chi pagherà il prezzo più alto, saranno i consumatori ma, quale prima conseguenza, la sopravvivenza delle imprese e la perdita di posti di lavoro con la riduzione del personale al minimo indispensabile e, dunque, con un peggioramento generalizzato di tutti, consumatori, dipendenti e datori di lavoro!
Il nostro contratto è scaduto da poco più di 18 mesi e a queste condizioni sicuramente sarà difficile ragionare di una trattativa che rischia di essere a senso unico, centrata praticamente solo e soltanto su aumenti privi di azioni positive che consentano di rimanere con efficienza sul mercato.
Credo che nessuno di noi abbia fretta di farsi del male preso dalla febbre di chiudere a tutti i costi un contratto che, se stipulato a queste condizioni, potrebbe segnare un ulteriore elemento di crisi per le nostre imprese. Ci prenderemo tutto il tempo necessario per trovare le soluzioni migliori per le nostre aziende che possano trovare un equilibrio fra la sopravvivenza nostra e il rispetto per i lavoratori. E se altri hanno voluto chiudere alla svelta, noi preferiamo andare cauti poichè siamo dell’idea che quasi sempre la fretta è cattiva consigliera.
Buona estate a tutti.