
PANIFICATORE, ATTENZIONE !
LA FEDERAZIONE ITALIANA PANIFICATORI
NON HA SOTTOSCRITTO NESSUN
AUMENTO CONTRATTUALE
Qualunque cosa ti vogliano far credere, questa Federazione, che da oltre cinquant’anni stipula il Contratto Nazionale di Lavoro per la panificazione italiana, ad oggi
NON HA SOTTOSCRITTO NESSUN ACCORDO DI RINNOVO CONTRATTUALE.
Pertanto, se la tua azienda, così come la stragrande maggioranza dei panifici italiani,
HA SEMPRE UTILIZZATO ED APPLICATO IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO FEDERPANIFICATORI
stipulato da questa Federazione,
accertati con il TUO ufficio paghe che, a partire dagli stipendi di luglio, che ERRONENAMENTE non inserisca nelle TUE buste paga degli aumenti contrattuali CHE NON SONO DOVUTI.
e che non ti riguardano perchè sono altre, E NON NOI, le organizzazioni che hanno deciso di concedere PIU’ DI QUANTO ERA STATO RICHIESTO cedendo alle pressioni dei sindacati.
Forse non tutti sanno che i sindacati avevano chiesto un aumento di 153 € , FIESA e ASSIPAN gliene hanno dati 183, cioè 30 in più .
(QUI la loro piattaforma di rinnovo contrattuale).
COSA PAGANO QUESTI TRENTA EURO? E, SOPRATTUTTO, CHI LI DEVE PAGARE?
LA RISPOSTA E’ SEMPLICE: LE AZIENDE che applicano i loro contratti, non certo le nostre
Gli stessi sindacati che dal dopoguerra ad oggi hanno ininterrottamente stipulato con questa Federazione il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per la categoria, riconoscendone non solo l’effettiva e reale maggiore rappresentatività (vedi la premessa inserita solo due anni fa nell’ultimo rinnovo contrattuale :” La Federazione Italiana, la Fai-Cisl, la Flai- Cgil e la Uila-Uil, si riconoscono reciprocamente quali soggetti maggiormente rappresentativi delle attività di panificazione e dei lavoratori da esse dipendenti.“) e due organizzazioni, FIESA CONFESERCENTI e ASSIPAN CONFCOMMERCIO da sempre fortemente minoritarie così come da loro stesse (e dal CNEL…) riconosciuto, che per cinquant’anni si sono limitate a scopiazzare i contratti che noi avevamo con grande fatica elaborato, da un anno a questa parte hanno deciso che il contratto o si fa con loro oppure con questa Federazione non si deve trattare.
Qualcuno dirà: politica sindacale, legittima o meno che sia.
Noi, più prosaicamente, diciamo che questa Federazione, a differenza di altri per i quali l’importante è fare il contratto, tanto poi a pagarlo sono le aziende, è fatta da fornai che per definizione, quando c’è da pagare, sono dei veri e propri rompiscatole.
E lo siamo in tutti i sensi:
La nostra Federazione è INDIPENDENTE: perchè non dobbiamo rendere conto ad alcuna Confederazione di ciò che facciamo per le aziende di panificazione italiane a differenza di FIESA e ASSIPAN che devono chiedere rispettivamente a CONFESERCENTI e a CONFCOMMERCIO l’approvazione di ciò che firmano (e infatti, quello appena siglato da FIESA e ASSIPAN NON E’ UN RINNOVO ma soltanto un’IPOTESI DI ACCORDO DI RINNOVO come si può leggere dalla prima pagina riprodotta qui a fianco.
La nostra Federazione è fatta di fornai curiosi: nella scorsa tornata di rinnovo abbiamo inchiodato i sindacati per mesi sulla domanda di come giustificavano gli aumenti richiesti:: chiedevano 98 € e dopo poco meno di quattro anni di trattativa, abbiamo chiuso a 69,50. Questa volta i sindacati chiedevano un aumento di 153 €, più del doppio di quello che solo pochi mesi prima era stato concesso. Ma sono stati bravi, e hanno portato a casa 183 € cioè 30 € più di quanto avevano chiesto…
La nostra Federazione non si accontenta di una struttura contrattuale vecchia di cinquant’anni: da oltre dieci anni sosteniamo che serve flessibilità non solo nel lavoro ma anche un contratto che sia adeguato al costo della vita che cambia da regione a regione : ci hanno risposto che vogliamo le gabbie salariali, gli abbiamo detto che non si rendono conto delle differenze di costo aziendale tra regioni ricche e regioni povere, spesso tra province anche vicine tra loro.
La nostra Federazione non si accontenta di trattare gli aumenti, ma vuole vedere che cosa essi portano a favore delle imprese. Troppo facile dire che “le buste paga sono state colpite dall’inflazione” Sarebbe logico rispondere che anche le entrate dei panifici sono state colpite, e molto pesantemente.
MA POICHE’ PARLIAMO DI COSTI AZIENDALI, PER CAPIRE MEGLIO LA QUESTIONE VEDIAMO UN PO’ DI NUMERI …
I pochi lettori che avranno la pazienza di leggere con calma quanto segue avranno modo di valutare con cognizione di causa quanto sta accadendo:
il 31 maggio del 2022 viene siglato l’accordo di rinnovo del CCNL che scadrà il 31 dicembre dello stesso anno. Poche ore dopo, di gran corsa, i tre sindacati PORTANO IL NOSTRO CONTRATTO a FIESA-CONFESERCENTI che se lo copia e lo rifirma per conto suo, come l’avessero fatto loro.
il 28 luglio 2022, dopo due soli mesi dalla firma del rinnovo contrattuale precedente, i sindacati presentano la nuova piattaforma di rinnovo del CCNL che dovrebbe coprire il periodo gennaio 2023-31 dicembre 2026: in essa, oltre a rivendicazioni varie, viene richiesto un aumento a regime di 153 €.
il 13 gennaio del 2023 i sindacati portano il NOSTRO testo contrattuale in ASSIPAN e lo sottoscrivono, così come hanno fatto pochi mesi prima con FIESA.
Ora, vale la pena di capire quante aziende applicano questi tre contratti, sicuramente se non uguali perlomeno molto simili nei contenuti, tanto che il CNEL li identifica con lo stesso codice : E 053 anche se sono siglati da organizzazioni diverse.
I dati ufficiali 2022 del CNEL (vedi la tabella sottostante) mostrano una situazione impietosa:
il CCNL FEDERPANIFICATORI E FIESA, conteggiati insieme, vale più di 9mila aziende (9.193 per l’esattezza); ma, come da riconoscimento reciproco, il 75% (quindi circa 7mila) fanno capo a questa Federazione e solo il 25% a FIESA. Per quanto riguarda il CCNL ASSIPAN, risulta applicato da 226 aziende.
| CCNL titolo | firmatari datoriali | firmatari sindacali | aziende | lavoratori |
| CCNL per il personale dipendente da aziende di Panificazione anche per attività collaterali e complementari, nonché da negozi di vendita al minuto di pane, generi alimentari e vari | Federazione italiana panificatori, panificatori pasticcieri ed affini; Assopanificatori (aderente a Fiesa Confesercenti) | FLAI CGIL; FAI CISL; UILA UIL | 9.193 | 43.149 |
|
CCNL per il personale dipendente da aziende di panificazione anche per attività collaterali e complementari, nonché da negozi di vendita al minuto di pane, generi alimentari e vari |
ASSIPAN; CONFCOMMERCIO Imprese per l’Italia |
FLAI CGIL; FAI CISL; UILA UIL; UGL TERZIARIO (firma su tavolo separato) |
226 |
1.078 |
Detto un tanto, c’è da chiedersi con quale faccia FLAI -CGIL, FAI-CISL e UILA- UIL abbiano potuto definire un tavolo formato con FIESA e ASSIPAN come TAVOLO UNICO contrattuale per la panificazione italiana. SE non altro avrebbero dovuto avere riguardo per le Confederazioni artigiane, che associano anch’esse panificatori italiani panificatori, tanti o pochi che siano.
CODICE CNEL E 023: UN EQUIVOCO CHE QUALCUNO TENTA DI UTILIZZARE STRUMENTALMENTE per tentare di far cambiare contratto alle imprese.
Infatti, è proprio su questo codice CNEL, per ora unico per tutti e tre i contratti, che si sta volutamente giocando un brutale equivoco, facendo credere che le aziende possano passare tranquillamente da uno all’altro dei tre contratti SENZA EVIDENZIARE che il contratto è definito dalle parti che lo hanno firmato, e non da un codice con finalità prevalentemente statistiche!
MA,INDIPENDENTEMENTE DA TUTTO QUESTO, PASSIAMO A VEDERE QUANTO SIANO GIUSTIFICATI GLI AUMENTI CHE SONO STATI CONCESSI, e lo facciamo confrontandoli con quelli del precedente rinnovo che noi avevamo sottoscritto.
ll rinnovo siglato nel maggio del 2022 noi avevamo concesso 69,50 € a regime. Rispetto alla paga base in vigore fino a quel momento, si è trattato di un aumento all’ incirca del 5,5%, e per concederlo abbiamo impiegato 29 mesi di trattativa. L’ipotesi di rinnovo sottoscritta fa FIESA e ASSIPAN, dopo appena 18 mesi, concede un aumento di quasi il 12% rispetto alla paga base, peraltro ovviamente più alta della precedente.
Se consideriamo che il costo del lavoro complessivo per l’azienda è all’incirca del 60% più alto della paga base, un aumento di 183€ si porta dietro costi per altri 110 €, arrivando così a 293 € al mese, ovvero OLTRE 3.500 € All’anno per dipendente. In pratica, considerando che una nostra azienda impiega mediamente dai 3 ai 4 dipendenti, a fine anno dovrà sborsare tra I 10mila e i 12mila euro in più di costo del lavoro.
mi si dirà: ma i dipendenti ne hanno bisogno perchè è aumentato il costo della vita. Vero. ma andiamo a vedere di quanto sia effettivamente aumentato, e di quanto sono aumentati i prezzi di vendita.
Su tutto questo ci viene incontro l’ISTAT, con i dati mensili e annuali dell’IPCA alimentari, un indice che ci dice di quanto sono aumentati i prezzi degli alimentari per chi fa la spesa e da anni utilizzato nelle trattative di rinnovo contrattuale. Ma la gente non spende solo per gli alimenti, quindi, parlando di paghe, dobbiamo sapere di quanto aumenta il costo generale di una famiglia. Anche qui ci viene incontro l’ISTAT con il NIC, indice generale dei prezzi al consumo.
Tutto questo è necessario se vogliamo discutere di aumenti salariali per capire se e quanto possiamo spendere in più e se quel di più corrisponde o meno alle aumentate necessità di spesa dei nostri collaboratori.
Vediamo dunque di mettere a confronto un pò di numeri:
Il nostro ultimo rinnovo ( 31 maggio 2022) ha coperto il periodo 1.12019-31 12.2022.
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Data rinnovo CCNL Federpanificatori: 31.5.2022 Scadenza CCNL: 31.12.2022 |
Variazione NIC ( Costo spesa famiglie) |
variazione IPCA (prezzi alimentari) |
aumento contrattuale (valore €) |
incremento contrattuale ( %) |
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Variazioni dal 1.1.2019 a 31.12.2022 |
16% |
18% |
69.50 € |
4,65% |
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Variazioni dal 1.1.2023-31.12.2026 |
1% |
7% |
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incremento richiesto dalle OOSS per il periodo 1.1.2023-31.12.2026 (piattaforma luglio 2022) |
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153 € |
9.8% |
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incremento concesso da FIESA E ASSIPAN (Ipotesi accordo) |
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183 € |
11.7% |
Nel periodo in questione il NIC (costo della spesa per le famiglie) è cresciuto del 16%, mentre i prezzi degli alimentari sono aumentati del 18%. Per questo periodo abbiamo concesso un aumento di 69,5€, che rispetto alla paga base di partenza rappresenta un aumento inferiore al 5%. E tutti soddisfatti.
Dalla scadenza di quel contratto (31.12.2022) sono passati 18 mesi. I dati ISTAT ci dicono che dal 1.1.2023 al 30.6.2024 il costo complessivo della spesa per le famiglie (NIC) è cresciuto soltanto dell’1% e i prezzi di vendita degli alimentari (IPCA) sono aumentati meno della metà del periodo precedente, ovvero soltanto del 7%.
Nella piattaforma di rinnovo i sindacati ci avevano chiesto 153 € che sarebbero corrisposti ad un aumento a regime di quasi 10%, quindi molto di più dell’aumento reale dei prezzi della spesa e più di quanto non siano aumentati i prezzi degli alimenti.
Tornando ora all’ipotesi di rinnovo (e ricordando sempre che di ipotesi, e non di rinnovo vero e proprio si tratta), le due organizzazioni felicemente firmatarie hanno concesso non i 153 € richiesti, che, come visto, sarebbero già di molto abbondanti, ma addirittura 183 €, ovvero altri 30 € in più di quelli chiesti, piu’ del doppio del nostro rinnovo precedente!
Non sappiamo perchè lo abbiano fatto nè sappiamo cosa portano a casa.
Paradossalmente, stando al comunicato stampa della FLAI-CGIL par di capire che siano stati i sindacati a portare a casa quello che lascorsa volta noi avevamo negato…ma aspettiamo di leggere il testo che hanno sottoscritto.
Quello che è certo è che 183 € di aumento di retribuzione mensile all’azienda costano all’incirca altri 110 € (13°, 14°, TFR, ecc senza tenere conto di eventuali altri costi aggiuntivi per notturno e straordinario), cioè un aumento dei costi per l’azienda di oltre 3.500,00 € all’anno per ogni lavoratore che, per una azienda media (dai tre ai quattro dipendenti) significano una spesa aggiuntiva compresa tra gli 11mila e i 14 mila € all’anno!