SINDACATI: LA CODA NELL’USCIO

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Edvino Jerian, presidente onorario della Federazione Italiana Panificatori

Ho preso atto della replica unitaria inviatami dai rappresentanti di FLAI-CGIL (Sara Parazzoli),  FAI-CISL (  Roberto Benaglia) e UILA-UIL (Guido Majrone) e che  questo sito ha integralmente pubblicato (leggibile QUI).  Una lettera che credo necessiti da parte di tutti, soprattutto dei panificatori italiani, di un’attenta lettura e una profonda riflessione alla quale vorrei dare il mio modesto contributo esprimendo alcune personali riflessioni.

  • Nella lettera i tre rappresentanti dei lavoratori lamentano che la stessa non sia stata loro inviata direttamente. Quindi formalmente?  Per quanto mi riguarda una lettera aperta è per l’appunto aperta per definizione: i sindacati, come altre migliaia di panificatori, ne sono comunque venuti a conoscenza perché segnalata dalla newsletter numero 8 della fippa anche a loro indirizzata.  Se poi il loro problema sono le formalità, per me, personalmente, conta molto di più la sostanza.
  • Relativamente al protocollo sulla sicurezza in azienda dal COVID 19 (proposto alla federazione dai segretari federali nazionali dei tre sindacati): non sta a me dare risposte ai tre segretari federali ma al presidente Capello, a nome e per conto della Federazione, cosa che immagino deciderà se, quando e in che forma riterrà opportuno farlo. La mia personale opinione è che sul coronavirus questa Federazione e i panificatori italiani abbiano già fatto e continuano a fare tutto il possibile per i propri collaboratori, per i consumatori e anche per la propria famiglia che in azienda ci vive e lavora almeno tanto quanto ( ma direi spesso molto di più ) dei lavoratori.  I panificatori italiani stanno già facendo tutto il possibile senza bisogno di caricarsi sulle spalle impegni presi da altri in altre sedi e per motivazioni che non mi sono note.
  • FONSAP : gli interventi con le cui modalità sono state definite  “rapide ed efficaci” (diaria di 40,00 €… ) al momento sono stati comunicati solo sul sito di FONSAP (ma li vede solo chi va a cercarli…) e solo il 19 marzo (QUI il comunicato FONSAP), ben 12 giorni dopo la lettera della Federazione del 6 marzo (QUI LA LETTERA) con la quale sono stati sollecitati dal presidente federale Capello  e comunque solo il giorno dopo la pubblicazione della mia lettera aperta. Stesso comunicato con stessa data compare anche sul sito FASA, il fondo sanitario per i lavoratori dell’industria alimentare.   Registro dunque, e con personale soddisfazione,che mia la lettera aperta evidentemente a qualcosa deve essere servita e, forse, non solo per i fornai ma anche per molti altri lavoratori.

ENTI BILATERALI: le “ proposte concrete e sostenibili ” le ho espresse, e molto chiaramente, a coloro (i sindacati) che oggi hanno  la presidenza dei due Enti con tutte le responsabilità che ne derivano :

  • usare i soldi del fondo solidarietà derivanti dai contributi non riconciliati per sostenere, per quanto possibile, i fornai italiani tutti indistintamente (e così non servirà neppure l’invocata condizione di blocco delle risorse accantonate a loro tanto cara…) ;
  • mettere a disposizione per quanto possibile il Fondo Scopi Statutari di EBIPAN a favore delle imprese che versano regolarmente i contributi.

Se non sono queste “proposte concrete”  mi si dica cosa altro si vuol fare dei soldi che sono disponibili.  Ad esempio, dedicare i fondi disponibili per l’acquisto di autorespiratori da donare agli ospedali, ad esempio, a quelli del nord Italia o del Centro Sud o delle Isole?  Comprare mascherine o gel disinfettante? Nessun problema, perlomeno sarebbe un modo di spenderli che farebbe onore ai panificatori italiani che da anni stanno pagando. Altre proposte ?Chiunque le abbia sono benvenute, ma, per carità di Dio, facciamo presto.

Per intanto io rimango in poco paziente attesa.

Quanto alle mie proposte di modifica a carattere temporaneo e straordinario delle retribuzioni (“la “ricetta” che Lei propone, di ridurre salario e diritti, è da rimandare assolutamente al mittente” ) che hanno il solo scopo, evidente, di tentare per quanto possibile di ridurre i costi aziendali per cercare di tenere in vita imprese che  già oggi sono sull’orlo della chiusura, mi limito a registrare il no “a prescindere”.  Salvo naturalmente essere un NO liturgicamente accompagnato dalle solite, scontate, trite e ritrite dichiarazioni  sulla “riduzione dei diritti  dei lavoratori “, del “giusto rinnovo” e, dulcis in fundo, dall’ovvio rimando del tutto “a quando potremo tornare ad incontrarci per confrontarci sulla situazione e proseguire il confronto negoziale”. Già, quando?

Dunque, a una situazione tragica come questa, con decine di migliaia di persone infette, un numero impressionante di vittime, nessuna  prospettiva sui tempi di possibile soluzione, con un numero crescente di aziende che chiudono o chiuderanno a breve, l’unica risposta che viene data è di rimandare tutto   “a quando potremo tornare ad incontrarci …“.     E ripeto: Quando?  Chissà…

Certamente né a me né, più in generale, ai panificatori italiani sono dovute altre spiegazioni. Ma probabilmente questi signori saranno chiamati a rispondere a quei lavoratori che dicono di difendere, tutelare e rappresentare quando chiederanno loro conto di che cosa abbiano fatto, poco o tanto che sia, per almeno tentare di salvare imprese e posti di lavoro.

Una situazione, quella dei sindacati, che ricorda ciò che usava dire  Antonio Ventura, storico segretario dei panificatori bolognesi: ci sono occasioni nelle quali sei come il gatto con la coda nell’uscio: se la tiri si rompe se la lasci fa male.

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