La voce del presidente : STRUTTURA = FUNZIONE

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capello forno
Il presidente federale Roberto Capello

Mi hanno insegnato, studiando Biochimica, che se capisci una struttura, capisci come funziona e capisci  perché si comporta in un determinato modo. Specularmene, se non capisci la struttura, guarda come funziona poi la capirai.

Prendo questa analogia per parlare della nostra Struttura Associativa: se i nostri partners di relazioni comprendono come siamo strutturati e comprendono i nostri capisaldi morali, capiscono perché agiamo in un determinato modo.

Prima condizione strutturale, non mutata neanche nella nostra ultima revisione statutaria: ogni componente degli organi dirigenti di Federazione deve innanzitutto essere un panificatore operativo.

Questa condizione ci pone nella situazione di essere sempre un po’ “disperati” in termini di tempo perché a casa c’è una azienda che non è delegabile ( o meglio che non trova nessuno che se la vuole delegare) e che richiede la nostra costante presenza fisica e mentale. Il tempo dedicato al sindacato è rubato all’ azienda, agli affetti famigliari ed al già poco tempo libero.

Condizione numero due importante come la numero uno, qualsiasi carica è svolta a titolo gratuito ovvero va sotto il nome di puro volontariato sindacale. Non oso immaginare quanti Presidenti ci sarebbero qualora vi fossero dei compensi.

Dico questo perché , come mi riferiscono anche altri nostri Dirigenti Sindacali,  ci confondono  continuamente per uomini da scrivania, con ordinari orari di ufficio, dotati di Week end “lungo”  e che ricevono un compenso per quello che fanno (che provano a fare) dal punto di vista sindacale. Invece siamo uomini con orari da impastatrice, le cui settimane bianche sono bianche per  la farina, prestati temporaneamente al sindacato imprenditoriale dei panificatori. Siamo uomini che svolgono questo ruolo, commettendo anche degli errori, (non li fa chi non fa.) ma che, intelligentemente imparano da essi. Siamo uomini che vivendo in prima persona tutte le criticità aziendali e di professione hanno il dovere-piacere di ricercare soluzioni ai diversi problemi e il valore o il “dis-valore” delle soluzioni trovate, che debbono essere il prodotto di mediazione tra i diversi ”portatori di interessi”, vengono poi misurati in prima persona da subito.

Ecco che, pur avvalendoci di eccellenti Funzionari che, guai non ci fossero, debbono essere “chi paga” i titolati a condurre le Organizzazioni, debbono essere i dirigenti sindacali  a raccogliere tutti i “mal di pancia”  dei colleghi che, per favore,  hanno il dovere di farsi sentire dai loro dirigenti non  lasciandoli soli, disertando gli incontri per poi lamentarsi, ma presenziandovi attivamente.

Il compenso: mi arrogo il diritto di interpretare il sentimento di tutti i Colleghi Dirigenti nel dire che quel tessuto di relazioni, di conoscenze, dato dall’ incontro di tanti altri colleghi, della condivisione delle loro problematiche, della conoscenza di altri attori di filiera delle cui (talvolta) contrapposte esigenze occorre tenere conto, ebbene questo è il compenso. Ma di più: tutto questo ti forma a non generare una semplice soluzione ma soluzioni che cercano di essere “pluripotenti”. Far questo non è cosa che si impara restando nelle proprie quattro mura aziendali, si impara passando anche notti insonni a cercare soluzioni. E imparare questo è il compenso. Ecco perché credo che a turno ogni panificatore dovrebbe percorrere un pezzo della sua strada nell’ ambito sindacale, perché fare sindacato imprenditoriale è come imparare a presidiare meglio un bel pezzo della propria azienda.

Mi pare tuttavia che questa tipologia di struttura, non ci sia in altri siti della rappresentanza, ma sia invece, abbastanza diffuso un sistema dove il dirigente è dipendente. Poi non ci si stupisca se da certe organizzazioni escono le solite cose. Ma quei modelli, per fortuna non ci rappresentano, però vediamo di mantenere ed alimentare il nostro modello che invece produce Valore.

presidenza@fippa.it